Studio JADL

Forma Urbis

Forma Urbis – Sistemazione architettonica del palinsesto della Valle del Colosseo e progettazione di un museo celimontano dell’Afinteatro Flavio
Architettura

Forma Urbis

Roma è un paesaggio in cui differenti tempi, temporalità, tracce e memorie. L’approccio critico a questo contesto unico è lo stesso di Gian Battista Piranesi nella sua Iconographia Campi Martii: la restituzione e composizione delle dissecta membra, immagini e frammenti della Forma Urbis Romae è resa attraverso la rappresentazione di una possibile Roma Antica ora, come un progetto per il passato. La memoria non sono è una sorgente irrecuperabile, ma anzi un materiale costruttivo vivente e pulsante che attende la sua realizzazione e immaginazione hic et nunc. Questa sostanza culturale e immaginifica è ora fratturata in un mosaico di fragmenta isolati, mancanti di senso, accessibilità, realizzazione: in questo scenario è possibile proporre una composizione architettonica, recuperando la tradizione squisitamente romana di uso, risemantizzazione e ricombinazione spontanea di queste vestigia nel tessuto stesso dello spazio urbano – un processo attivo prossimo alla metodologia del palinsesto. I limes dell’Anfiteatro sono uno iato tra la città contemporanea e l’area archeologica: è di queste soglie interstiziali che il progetto fa il proprio locus critico, proponendo l’uso delle  stesse quali cardines in cui porre spazi ed architetture per eroderne i bordi ed aprire la Valle del Colosseo quale parte di un solo paesaggio urbano. La ricucitura, risarcimento e ri-velazione delle tracce storiche tramite l’immaginario delle Forre, eccezionali fenomeni tettonici dell’orografia Tiberina, considerati la rappresentazione fisica del genius loci Romae. Questa sostanza territoriale e culturale permette di concepire una poetica geometrica portatrice di una possibile espressione critica del sito, tramite l’immaginazione di un tessuto di sentieri e percorsi semi ipogei scavati innervanti il Mons Cælius e il Piano dei Marmi, portando alla luce crocevie in cui trovano il loro rendez-vous scarti di temporalità, assi, scorci, latenze, storie e voci rendendo l’intero Celio un antiquarium en plain air informale.

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