Studio JADL

Analogìa

Questo concetto architettonico greco ha ispirato il progetto per un centro culturale posto alle pendici meridionali dell’Acropoli di Atene.
Architettura

Analogìa

Analogìa (dal gr. ἀναλογία, der. di ἀνάλογος: proporzionale; che ha reciproca percezione con qualcos altro) significa relazione, proporzione; misura; non l’identità, ma la corrispondenza di significato o senso tra due cose. Questo concetto architettonico greco ha ispirato il progetto per un centro culturale posto alle pendici meridionali dell’Acropoli di Atene.

Prima dell’avvento della griglia ippodamea, i Greci basavano la composizione volumetrica unicamente sull’ottica umana per tracciare le linee prospettiche che avrebbero permesso di collocare le architetture nello spazio. Applicando un sistema di coordinate polari a partire da un punto focale fisso, erano in grado di determinare gli spigoli degli edifici: i Greci infatti favorivano la vista di spigolo anziché quella frontale, ed applicavano questo schema costruttivo ad ogni tipo di terreno, distanza o quota. In questo modo si è in grado di cogliere visivamente tutte le costruzioni di un sito da un singolo punto. ll progetto trae spunto da questa pratica costruttiva replicandone un analogo, fissando un punto focale e costruendo le architetture in relazione con lo spigolo di sud-ovest del Partenone. Negando la vista dalla strada si suscita la curiosità del visitatore; svoltando l’angolo lo spazio improvvisamente si dilata e apre la vista sullo spettacolare panorama ateniese. Le mura in calcare delimitano e focalizzano la vista sul Partenone; la scalinata conduce ad una terrazza panoramica prospiciente il paesaggio dell’Areopago e dell’Acropoli. Lo spazio pubblico è generato e racchiuso dalle quinte architettoniche; si configura come luogo di sosta, di riposo, di dialogo e di contemplazione, ma anche come inizio del percorso per l’ascesa all’Acropoli. I tre setti ospitano all’interno delle proprie quinte edifici, funzioni e attività: al di sotto della terrazza a belvedere c’è un ristorante e un auditorium ipogeo; al di sotto della piazza è un sala espositiva.

Il progetto è ispirato dalle nozioni e suggestioni fornite dal suo irripetibile contesto: la relazione con l’Acropoli è costruita mediante la stessa logica con cui l’architettura greca componeva i rapporti tra i vari edifici. Due setti in calcare sono costruiti sugli assi prospettici del Partenone, l’elemento più visibile dell’Acropoli dal sito, stabilendo un legame che ricuce il nuovo con l’antico, la città con il suo patrimonio storico-archeologico. La vista umana è accentuata e coglie maggiori dettagli quando circoscritta da quinte che la focalizzano su una precisa vista; inoltre la distanza relativa tra il punto di osservazione e l’oggetto produce l’effetto ottico di farlo apparire più grande di quanto sia effettivamente. Il progetto si configura perciò come un ingresso spettacolare dalla città al sito archeologico dell’Acropoli, facendo della curiosità e sorpresa due materiali essenziali della composizione.

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