Studio JADL

Arena del Colosseo

Nuovo piano dell’arena del Colosseo – Il dialogo tra architettura e meccanismo si rinnova in una soluzione che amplia le potenzialità d’uso dell’arena.
Architettura

Arena del Colosseo

committente:
Invitalia
Ministero per i Beni e le Attività culturali
Parco Archeologico del Colosseo

capogruppo:
Studio Amati

progetto architettonico:
Orazio Carpenzano [coordinatore]
studio.dismisura
Studio JADL
Andrea Parisella

aspetti di restauro e conservazione:
Mediterranea Engineering s.r.l.
Susanna Sarmati Conservazione e Restauro

impianti e sistemi di monitoraggio:
SRP Engineering s.r.l.

consulenti:
Clementina Panella [archeologia]
Giorgio Monti [strutture]
Marco Vailati [strutture]
Mario Nanni – viabizzuno [luce]

La proposta tecnologica prevede un sofisticato sistema di apertura automatizzata, basato su un binario anulare che consente di disvelare, tramite movimento retrattile, un’ampia porzione dei sotterranei. Il meccanismo, totalmente privo di supporti intermedi, è concepito per non interferire con la lettura paesaggistica dell’area sottostante, garantendo una continuità visiva e una piena leggibilità del documento architettonico.

Il dialogo tra architettura e meccanismo – tratto fondativo del Colosseo sin dalle sue origini – si rinnova in una soluzione che amplia le potenzialità d’uso dell’arena, offrendo una scena flessibile, riconfigurabile, capace di ospitare molteplici modalità di fruizione. Come nel “Teatro Totale” di Gropius e Piscator, l’intero spazio dell’anfiteatro può divenire macchina scenica, inglobando spettatore e performer in un unico campo di rappresentazione. La forma si apre così a una dialettica tra naturalezza organica e artificiosità controllata.

L’intervento introduce un piano dinamico, che separa e mette in relazione interno ed esterno: una membrana mobile che, da superficie calpestabile, si trasforma in dispositivo ottico. Il suo movimento rivela le profondità archeologiche, trasformando la visione in esperienza conoscitiva e inducendo lo sguardo a confrontarsi con le stratificazioni della rovina. La tecnologia, così concepita, non si limita a svelare, ma teatralizza la macchina antica dell’anfiteatro, riconfigurandola come spazio di racconto in cui l’uomo è ancora misura e centro.

Il nuovo piano dell’arena è così un campo topografico e relazionale, in cui la superficie lignea cela un complesso sistema tecnologico: impianti climatici, corpi illuminanti, meccanismi di apertura e riconfigurazione coesistono al di sotto della soglia visibile, in piena armonia con le strutture archeologiche. Questa dimensione interna dell’ovale assume una propria forza espressiva, che richiama la complessità meccanica originaria della scena antica. La tensione che si genera nel confronto con le murature sopravvissute – un tempo coperte dalla sabbia gialla delle cave di Monte Mario – esalta la natura stratificata dell’intervento.

All’esterno, il passaggio dalla tridimensionalità dello spazio alla bidimensionalità del piano avviene attraverso una curvatura continua, lenticolare capace di generare risonanze tra interno ed esterno, passato e presente. Due grandi incisioni scandiscono la superficie: il cerchio mobile dello “scudo” apribile e la linea che evoca il progetto incompiuto di Carlo Fontana per la Chiesa dei Martiri. Queste tracce, sovrapposte alla struttura dell’ovale, rompono la continuità euclidea dello spazio e lo restituiscono alla sua dimensione storica, in cui realtà e immaginazione si sovrappongono e si confrontano.

Condividi:

Hai domande, richieste specifiche o hai bisogno di un preventivo personalizzato? Compila il modulo ora.

Arena del Colosseo
Torna in alto