Nel 2026 è uscito postumo Roma Segreta, il volume di Paolo Portoghesi con fotografie di Lorenzo Capellini, pubblicato da Minerva.
Non è un manuale di architettura.
È piuttosto una passeggiata personale attraverso oltre quaranta luoghi della capitale, scelti da Portoghesi come frammenti di una città che aveva studiato, raccontato e reinterpretato per tutta la vita. minervaedizioni.com
Per questo il libro funziona anche come chiave di lettura della sua opera.
Leggere Roma con Portoghesi significa capire meglio il modo in cui ha progettato.
Roma Segreta: una breve recensione
Il libro appartiene alla collana “I luoghi dei sentimenti” e conta 248 pagine, con testi di Portoghesi e fotografie di Lorenzo Capellini. minervaedizioni.com
La selezione è volutamente personale.
Accanto alla Moschea di Roma compaiono botteghe, passaggi, catacombe, piazze, architetture di Ridolfi e Piacentini e luoghi molto noti osservati però da prospettive meno ovvie. Domusweb
Il pregio maggiore del libro è proprio questo.
Non cerca una Roma “segreta” nel senso turistico del termine.
Cerca invece ciò che normalmente si guarda senza vedere.
Il tono è informale, lontano dal manuale storico, e restituisce l’impressione di una passeggiata guidata da qualcuno che considera la città un organismo complesso, contraddittorio e stratificato.
È forse il modo migliore per avvicinarsi a Portoghesi.
Non attraverso una cronologia di opere, ma attraverso il suo modo di guardare.
Roma come laboratorio permanente
Paolo Portoghesi nasce a Roma nel 1931 e muore nel 2023.
La città rimane però il centro costante della sua ricerca.
Storico, progettista, docente, teorico e direttore di riviste, Portoghesi ha lavorato parallelamente sulla storia dell’architettura e sulla progettazione, cercando di reintegrare memoria e tradizione dentro il progetto moderno. Treccani
La Roma barocca diventa uno dei suoi principali territori di studio.
Borromini, Guarini, la curva, la continuità spaziale e la tensione tra geometria e materia entrano progressivamente nel suo linguaggio.
Casa Baldi: la memoria senza imitazione
Tra le prime opere decisive c’è Casa Baldi, realizzata a Roma alla fine degli anni Cinquanta.
È un edificio piccolo, ma fondamentale.
Le forme non imitano direttamente l’architettura storica.
Evocano piuttosto frammenti, rovine, muri curvi e geometrie stratificate.
Già qui appare un principio che accompagnerà Portoghesi per tutta la carriera: la tradizione non è repertorio da copiare, ma materiale da trasformare.
Treccani indica Casa Baldi tra le opere principali della sua produzione iniziale. Treccani
Casa Papanice e l’architettura come linguaggio
Un altro passaggio fondamentale è Casa Papanice, del 1967.
Qui il rapporto con il Barocco diventa ancora più evidente.
Curve, superfici plastiche, sequenze spaziali e dettagli costruiscono un’architettura che rifiuta l’astrazione ortogonale dominante nel Moderno.
Non è un ritorno nostalgico al passato.
È il tentativo di dimostrare che la storia può continuare a essere produttiva.
La critica al Moderno
Portoghesi diventa uno dei principali protagonisti italiani del dibattito postmoderno.
La sua critica non riguarda necessariamente l’intera esperienza moderna.
Riguarda soprattutto il momento in cui il Moderno diventa dogma.
Nell’intervista con Alessandro Mendini pubblicata da Domus nel 1984, Portoghesi sostiene che l’architettura moderna aveva creato una barriera artificiale tra passato prossimo e passato remoto. Domusweb
La sua posizione è chiara: l’architettura deve poter utilizzare l’intera memoria della storia.
La Strada Novissima e il Postmodern
Il momento di massima visibilità internazionale arriva con la Biennale di Architettura di Venezia del 1980.
Portoghesi dirige la prima Biennale internazionale di architettura e realizza la Strada Novissima alle Corderie dell’Arsenale.
Le facciate progettate da diversi architetti trasformano l’allestimento in manifesto del Postmodern.
È uno degli eventi più discussi della cultura architettonica del secondo Novecento.
Per alcuni rappresenta la liberazione dal dogmatismo moderno.
Per altri l’inizio di una stagione troppo legata all’immagine e alla citazione.
Portoghesi rimarrà comunque una figura centrale di quella discussione. Domusweb
La Moschea di Roma: il dialogo tra culture
La Moschea di Roma è probabilmente la sua opera più conosciuta.
Il progetto nasce negli anni Settanta e viene completato negli anni Novanta.
Per Portoghesi non doveva essere semplicemente un edificio islamico costruito in Europa.
Doveva mettere in relazione due tradizioni.
Nell’intervista a Domus la definì un dialogo tra civiltà, costruito attraverso pietra, cemento, geometria e luce. Domusweb
Le colonne ramificate dell’interno richiamano contemporaneamente la moschea, il bosco e alcune geometrie della tradizione romana.
È probabilmente l’opera nella quale il concetto di architettura radicata diventa più evidente.
Tradizione non significa nostalgia
Minerva descrive Portoghesi come sostenitore di una architettura “radicata”, nella quale la tradizione non è trasferimento meccanico del passato, ma stimolo all’innovazione. minervaedizioni.com
Questa definizione sintetizza bene tutta la sua ricerca.
Portoghesi non cerca un ritorno stilistico al Barocco.
Cerca piuttosto di recuperare alcuni principi:
- continuità;
- geometria;
- centralità;
- simbolo;
- memoria;
- relazione con il luogo.
Il progetto contemporaneo può quindi essere nuovo senza essere privo di memoria.
La curva come principio
La curva diventa uno degli elementi più riconoscibili della sua architettura.
Non solo come figura formale.
Per Portoghesi la curva è un modo per costruire relazioni.
Produce continuità tra spazi, orienta lo sguardo, genera movimento.
Non è casuale che tra i suoi libri più recenti compaia Poesia della curva.
La geometria non è mai puramente astratta.
È sempre legata a esperienza, percezione e natura.
Dalla storia alla natura
Negli ultimi decenni della sua carriera Portoghesi sviluppa sempre più il tema della Geoarchitettura.
La relazione con la natura diventa centrale.
La sua casa, lo studio e il giardino di Calcata diventano quasi un laboratorio personale nel quale architettura, vegetazione e paesaggio si fondono.
Treccani include proprio il complesso di Calcata tra le opere più rappresentative della sua maturità. Treccani
Questa fase mostra una continuità interessante.
La memoria storica e la natura non sono due temi separati.
Entrambi servono a contrastare l’idea di un’architettura astratta e indifferente al luogo.
Storico e progettista
Una delle caratteristiche più rare di Portoghesi è la difficoltà di separare completamente lo storico dal progettista.
Ha scritto su Guarini, Borromini, Roma barocca, Rinascimento, Liberty, Novecento e Postmodern. Treccani
Ma questi studi non rimangono confinati nei libri.
Entrano continuamente nei progetti.
È forse questo il tratto più riconoscibile della sua opera.
La storia non viene semplicemente studiata.
Viene utilizzata come materiale operativo.
Una figura anche controversa
Portoghesi non è stato un autore unanimemente condiviso.
Il Postmodern che contribuì a teorizzare è stato spesso accusato di formalismo, storicismo eccessivo e perdita del rigore del Movimento Moderno.
Alcune sue opere possono apparire oggi molto legate al clima culturale nel quale sono nate.
Ma ridurlo al Postmodern sarebbe un errore.
La sua ricerca attraversa oltre sessant’anni e tiene insieme storia, costruzione, città, natura, religione, ecologia e teoria.
Roma come autobiografia
È qui che Roma Segreta assume un significato particolare.
Il libro non è semplicemente una guida pubblicata postuma.
È quasi una autobiografia indiretta.
I luoghi scelti raccontano il modo in cui Portoghesi ha costruito la propria cultura architettonica.
Roma emerge come città delle contraddizioni, stratificata, irrisolta, capace di produrre continuamente nuovi significati. Domusweb
E probabilmente è proprio questa idea della città che attraversa tutta la sua opera.
L’eredità di Paolo Portoghesi
Portoghesi lascia una eredità difficile da sintetizzare.
Casa Baldi, Casa Papanice, la Moschea di Roma, la Strada Novissima, Calcata e i suoi moltissimi libri appartengono a stagioni diverse.
Ma un principio rimane costante:
l’architettura non può nascere dall’oblio.
Per progettare il presente bisogna conoscere ciò che è venuto prima, senza trasformarlo in imitazione.
Roma Segreta chiude idealmente questo percorso.
Non con un trattato.
Con una passeggiata.
Ed è forse una conclusione perfettamente coerente per un architetto che ha trascorso la vita a sostenere che la memoria non è qualcosa da conservare in un museo, ma una materia ancora disponibile per il progetto.
Minerva – Roma Segreta
https://www.minervaedizioni.com/roma-segreta.html
Domus – Roma Segreta di Paolo Portoghesi
https://www.domusweb.it/it/notizie/2026/10/05/roma-segreta-paolo-portoghesi-guida-libro.html
Treccani – Paolo Portoghesi
https://www.treccani.it/enciclopedia/paolo-portoghesi/
Domus – intervista a Paolo Portoghesi
https://www.domusweb.it/it/dall-archivio/2023/05/30/paolo-portoghesi-intervistato-da-alessandro-mendini-su-domus.html
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