BassoRilievo a Roma: quando la facciata temporanea diventa architettura
Come si può nascondere un cantiere di restauro senza cancellare temporaneamente l’identità dell’edificio? Con BassoRilievo, il duo ROBOCOOP trasforma una necessità tecnica in un progetto autonomo, costruendo nel cortile di Palazzo Mattei di Giove a Roma l’illusione di una nuova facciata monumentale.
L’intervento non riproduce semplicemente l’architettura esistente. Utilizza frammenti, citazioni e riferimenti appartenenti a epoche differenti per creare un’immagine in scala reale, sospesa tra scenografia, arte pubblica e architettura effimera.
Il progetto offre uno spunto particolarmente interessante per chi si occupa di restauro, allestimenti temporanei e interventi su edifici storici: anche una protezione di cantiere può diventare parte del progetto e contribuire alla percezione del luogo.
BassoRilievo di ROBOCOOP: il progetto nel cortile di Palazzo Mattei
BassoRilievo è stato concepito tra il 2021 e il 2023 per il cortile di Palazzo Mattei di Giove, nel rione Sant’Angelo, all’interno dell’area storicamente associata al Ghetto di Roma. L’opera è stata commissionata e prodotta dalla Soprintendenza Speciale di Roma per schermare il cantiere di restauro delle facciate del cortile.
Il palazzo fu progettato da Carlo Maderno a partire dal 1598. Il suo cortile era concepito come una sorta di lapidario all’aperto, nel quale rilievi, frammenti e sculture antiche venivano integrati nelle pareti dell’architettura.
È proprio da questa relazione tra edificio e frammento che nasce il progetto di ROBOCOOP.
La facciata temporanea non cerca di rendersi invisibile né di simulare fedelmente la parte coperta dal cantiere. Costruisce invece una nuova composizione, apparentemente solida, che interpreta il carattere stratificato del palazzo.
Una facciata illusoria per nascondere il cantiere
L’installazione è realizzata attraverso un grande telo stampato in PVC, descritto dalle fonti come una superficie di circa dieci metri di altezza e undici metri di larghezza. L’immagine riproduce elementi architettonici, ombre e rilievi con una precisione sufficiente a generare la percezione di una vera facciata tridimensionale.
La superficie piatta sembra così acquisire profondità.
Cornici, modanature, nicchie e blocchi emergono visivamente dal telo, mentre l’effetto chiaroscurale richiama la tecnica del bassorilievo da cui l’opera prende il nome.
Il risultato è volutamente ambiguo: da lontano la facciata può essere letta come un elemento costruito; avvicinandosi, emerge invece la sua natura temporanea e scenografica.
Questa ambiguità è il centro del progetto. La protezione di cantiere non viene trattata come un elemento neutro da tollerare fino alla conclusione dei lavori, ma come una nuova superficie con cui il visitatore entra in relazione.
Il collage come metodo di progettazione architettonica
BassoRilievo nasce attraverso un processo di composizione per frammenti.
ROBOCOOP riprende elementi presenti nel contesto di Palazzo Mattei e li combina con riferimenti provenienti da altre architetture. Tra le influenze dichiarate compaiono la facciata della chiesa di Santa Susanna di Carlo Maderno, le opere di Carlo Scarpa e Luigi Moretti e il lavoro dell’architetto contemporaneo Amin Taha.
La composizione generale segue inoltre ritmi architettonici ispirati alle architetture dipinte da Gerolamo Mengozzi Colonna negli affreschi di Palazzo Labia a Venezia.
Non si tratta però di un repertorio di citazioni facilmente riconoscibili.
Gli elementi vengono modificati, sovrapposti e ricomposti, fino a perdere una parte della propria autonomia originaria. Il progetto diventa un’architettura possibile, mai realmente esistita, ma costruita con forme che appartengono alla memoria collettiva dell’architettura italiana.
Il collage non è quindi soltanto una tecnica grafica. Diventa un vero metodo progettuale, capace di mettere in relazione epoche e linguaggi differenti.
Architettura temporanea e contesto storico
Intervenire in un edificio storico pone sempre una questione delicata: come inserire un elemento contemporaneo senza imitare il passato e senza creare un contrasto gratuito?
BassoRilievo evita entrambe le strade.
L’opera non tenta di confondersi integralmente con Palazzo Mattei, ma nemmeno si presenta come un oggetto estraneo e indipendente. Utilizza proporzioni, ritmi e profondità coerenti con il cortile, costruendo un dialogo con l’architettura esistente.
È un intervento temporaneo, ma non per questo progettato con minore attenzione.
Questo è uno degli aspetti più interessanti dell’opera: la durata limitata non riduce il valore dell’architettura. Al contrario, permette una maggiore libertà interpretativa, perché la nuova facciata non pretende di diventare una trasformazione permanente del palazzo.
La reversibilità diventa parte del linguaggio.
Un monumento effimero in scala reale
ROBOCOOP descrive il risultato come un’immagine in scala 1:1 capace di rappresentare un monumento al tempo stesso senza tempo ed effimero, costruito attraverso frammenti, riferimenti e tracce.
La definizione coglie una contraddizione fondamentale dell’intervento.
La facciata utilizza il linguaggio della monumentalità: appare pesante, scolpita e apparentemente destinata a durare. In realtà è una membrana leggera, montata per accompagnare un cantiere e destinata a essere rimossa.
Il progetto mette quindi in discussione il rapporto tra immagine e costruzione.
Per percepire un’architettura come monumentale è indispensabile che essa sia costruita in pietra? Oppure sono sufficienti proporzioni, ombre, ritmo e riferimenti culturali?
BassoRilievo dimostra che una superficie bidimensionale può assumere una presenza architettonica e modificare radicalmente la percezione dello spazio.
Il cantiere come occasione progettuale
Durante il restauro di un edificio storico, ponteggi, teli e recinzioni possono rimanere visibili per mesi o anni. Sono spesso considerati componenti esclusivamente tecnici, estranei alla qualità dell’architettura.
Il progetto di ROBOCOOP propone un approccio diverso.
Il cantiere diventa una fase temporanea della vita dell’edificio e, come tale, può essere progettato. La schermatura può:
- comunicare il valore dell’immobile;
- spiegare il lavoro di restauro;
- ridurre l’impatto visivo delle opere provvisionali;
- dialogare con il contesto urbano;
- trasformare un limite in un’esperienza culturale.
Non ogni intervento richiede naturalmente un’installazione artistica complessa. Tuttavia, il principio è applicabile anche a scale più ordinarie.
La grafica di un telo, il disegno di una recinzione, l’illuminazione provvisoria e il modo in cui vengono organizzati gli accessi contribuiscono alla percezione complessiva del cantiere.
Cosa insegna BassoRilievo ai progetti di restauro a Roma
A Roma il rapporto tra intervento contemporaneo e patrimonio storico è inevitabile.
Progettare su un edificio esistente significa confrontarsi con stratificazioni, vincoli, materiali, trasformazioni precedenti e caratteri architettonici che non possono essere ridotti a un semplice sfondo.
BassoRilievo suggerisce almeno tre possibili lezioni.
La prima è che il contesto non deve essere necessariamente copiato. Può essere studiato, interpretato e ricomposto attraverso un linguaggio contemporaneo.
La seconda è che la temporaneità non giustifica soluzioni trascurate. Anche gli elementi destinati a durare pochi mesi possono avere un impatto significativo sullo spazio pubblico o su un cortile monumentale.
La terza è che la comunicazione può diventare architettura. Una superficie stampata non si limita a nascondere un’attività tecnica, ma costruisce un nuovo racconto del luogo.
Facciate temporanee e comunicazione del restauro
Un telo di cantiere può limitarsi a riprodurre fotograficamente la facciata coperta. È una soluzione molto diffusa, utile a ridurre la sensazione di interruzione del prospetto.
BassoRilievo compie però un passaggio ulteriore: non riproduce semplicemente ciò che si trova dietro, ma rappresenta ciò che potrebbe esistere.
La differenza è sostanziale.
Nel primo caso, la comunicazione cerca di cancellare il cantiere. Nel secondo, il cantiere viene dichiarato e trasformato in un’occasione per introdurre una nuova lettura dell’edificio.
Questo approccio può interessare:
- restauri di edifici monumentali;
- cantieri su facciate condominiali;
- riqualificazioni di immobili commerciali;
- opere pubbliche;
- allestimenti per eventi culturali;
- interventi temporanei negli spazi urbani.
La soluzione deve naturalmente essere proporzionata al luogo e coordinata con le autorizzazioni necessarie, soprattutto quando interessa immobili vincolati o spazi sottoposti a tutela.
Perché il progetto temporaneo richiede competenze architettoniche
Un’installazione di questo tipo non è soltanto un’immagine applicata a un ponteggio.
Occorre coordinare:
- proporzioni della facciata;
- struttura di sostegno;
- dimensioni e giunzioni del telo;
- condizioni di sicurezza;
- resistenza al vento;
- visibilità delle opere;
- illuminazione;
- rapporto con gli accessi di cantiere;
- compatibilità con il bene tutelato.
Il progetto grafico deve inoltre essere pensato in relazione al punto di vista reale. Un’immagine efficace su uno schermo può risultare deformata, fuori scala o priva di profondità quando viene portata a dieci metri di altezza.
La qualità nasce quindi dalla collaborazione tra architettura, rappresentazione, restauro e allestimento.
Gli errori da evitare negli interventi temporanei su edifici storici
Il primo errore è considerare la schermatura soltanto come un supporto pubblicitario.
Una superficie troppo invasiva può entrare in conflitto con il carattere dell’edificio e ridurre il cantiere a uno spazio commerciale.
Il secondo è riprodurre il prospetto esistente senza controllare scala, prospettiva e allineamenti. Anche piccoli errori possono rendere evidente l’artificio e produrre un effetto poco credibile.
Il terzo è utilizzare riferimenti storici in maniera superficiale. Citare modanature, archi o cornici non basta a costruire un rapporto con il contesto: servono conoscenza delle proporzioni e comprensione del linguaggio architettonico.
Infine, non bisogna separare il disegno della superficie dagli aspetti tecnici. Materiale, fissaggi, vento, manutenzione e sicurezza fanno parte del progetto tanto quanto l’immagine.
BassoRilievo: un modo diverso di intervenire sulla città storica
BassoRilievo non modifica permanentemente Palazzo Mattei di Giove, ma modifica per un periodo limitato il modo in cui il cortile viene percepito.
La sua forza sta proprio in questa condizione intermedia: non è restauro, non è una nuova costruzione e non è soltanto comunicazione visiva.
È un dispositivo temporaneo che mette in relazione storia dell’architettura, rappresentazione e cantiere.
Per uno studio di architettura, il progetto dimostra come anche gli elementi provvisori possano essere affrontati con qualità, trasformando necessità tecniche, vincoli e fasi di lavoro in occasioni progettuali.
Contattaci per progettare un intervento di restauro, una facciata temporanea o un allestimento architettonico a Roma: studiamo soluzioni coordinate con il contesto, le esigenze del cantiere e il valore dell’edificio.
BassoRilievo ROBOCOOP a Roma: Link di approfondimento
- Progetto BassoRilievo sul sito ufficiale di ROBOCOOP.
- Scheda del progetto pubblicata da Arquitectura Viva.
- Approfondimento pubblicato da Dezeen sul progetto e sulla facciata temporanea.
- Scheda del progetto pubblicata da Metalocus.


