A Roma il tema dell’architettura religiosa contemporanea torna a essere terreno di progetto.
La Diocesi di Roma, insieme alla Conferenza Episcopale Italiana, ha avviato un programma per la realizzazione di cinque nuovi complessi parrocchiali nelle aree periferiche della Capitale e di Ostia. La particolarità dell’operazione non riguarda soltanto la scala, ma anche la scelta costruttiva: i nuovi edifici dovranno utilizzare prevalentemente tecnologie in legno.
Il programma mette insieme tre questioni centrali per l’architettura contemporanea a Roma: qualità degli spazi collettivi, rigenerazione delle periferie e riduzione dell’impatto ambientale della costruzione.
Cinque nuove chiese nelle periferie di Roma
Il programma interessa cinque comunità:
- Santa Brigida di Svezia a Palmarola;
- San Giovanni Nepomuceno Neumann a Montespaccato;
- Sant’Anselmo alla Cecchignola;
- San Vincenzo de’ Paoli a Ostia Ponente;
- Sant’Anna a Morena.
Nel caso di Sant’Anna è previsto l’ampliamento degli spazi per le attività pastorali, mentre negli altri casi il tema riguarda la realizzazione di nuovi complessi parrocchiali.
La distribuzione geografica è significativa perché interessa quartieri molto diversi tra loro, ma accomunati dalla necessità di rafforzare la presenza di spazi pubblici, associativi e comunitari.
Nuove chiese a Roma come infrastrutture di quartiere
Nelle periferie di Roma la parrocchia continua spesso a svolgere una funzione che va oltre quella strettamente religiosa.
Ospita attività educative, sociali e associative, crea spazi di incontro e può diventare uno dei pochi punti di riferimento riconoscibili all’interno di tessuti urbani cresciuti senza veri centri.
Per questo il valore dei nuovi edifici non dipenderà soltanto dalla qualità dello spazio liturgico.
Saranno altrettanto importanti:
- sagrati;
- corti;
- percorsi;
- spazi aperti;
- locali pastorali;
- aree per attività collettive;
- relazione con il quartiere circostante.
Da questo punto di vista, le nuove chiese possono essere lette come interventi di micro-rigenerazione urbana a Roma.
Perché costruire chiese in legno a Roma
La scelta del legno è uno degli aspetti più caratterizzanti del programma.
La tecnologia lignea permette prefabbricazione, montaggio a secco, controllo delle lavorazioni e riduzione dei tempi di cantiere. Può inoltre offrire buone prestazioni strutturali, antisismiche e termiche.
Ma sarebbe riduttivo considerare il legno semplicemente come materiale “sostenibile”.
Il vero tema riguarda il sistema costruttivo.
Un edificio in legno può ridurre parte degli scarti e rendere alcune componenti più facilmente sostituibili o trasformabili nel tempo. Allo stesso tempo, il suo impatto reale dipende dalla provenienza del materiale, dai trasporti, dai trattamenti, dagli adesivi e dalla durata complessiva dell’edificio.
Quindi legno non significa automaticamente sostenibilità.
La qualità ambientale dovrà essere verificata nell’intero ciclo di vita del progetto.
Architettura religiosa contemporanea a Roma
Il tema è interessante anche dal punto di vista del linguaggio.
A Roma la chiesa è associata storicamente a muratura, pietra, mattone, marmo e calcestruzzo.
Il legno introduce invece una percezione più leggera e tattile.
Può generare spazi raccolti, nei quali luce, proporzione e materia costruiscono il carattere religioso senza ricorrere necessariamente a forme monumentali.
È però anche una difficoltà.
Una chiesa in legno rischia facilmente di essere percepita come una semplice sala polifunzionale se la tecnologia costruttiva non viene accompagnata da una ricerca architettonica adeguata.
La vera sfida sarà quindi rendere riconoscibile un edificio religioso contemporaneo senza imitare i linguaggi storici.
Sostenibilità, versatilità e riconoscibilità
I criteri del programma insistono proprio su questi aspetti.
Le nuove chiese dovranno essere sostenibili e versatili, ma anche riconoscibili nel contesto urbano.
È forse il terzo punto il più interessante.
Storicamente le chiese hanno avuto un ruolo decisivo nella costruzione dell’identità urbana.
Campanili, facciate e sagrati rendevano immediatamente riconoscibile il centro di un quartiere.
Nelle periferie contemporanee questa relazione è molto più fragile.
Il problema architettonico diventa allora capire come costruire identità senza monumentalismo.
Il legno può aiutare, ma solo se non viene ridotto a semplice immagine della sostenibilità.
Il rischio del “green” come linguaggio
Anche questo programma merita quindi una lettura critica.
Oggi la sostenibilità è diventata un elemento quasi obbligatorio nella comunicazione dei nuovi progetti.
Ma un edificio non è sostenibile perché appare naturale.
Strutture in legno, superfici calde e vegetazione possono costruire un’immagine ecologica senza dire molto sull’effettivo impatto ambientale del progetto.
Le nuove chiese di Roma saranno davvero interessanti se la sostenibilità inciderà su:
- sistemi costruttivi;
- durata;
- manutenzione;
- riduzione degli sprechi;
- efficienza energetica;
- flessibilità degli spazi;
- possibilità di trasformazione nel tempo.
In altre parole, la sostenibilità dovrà diventare architettura, non soltanto estetica.
Una procedura concorsuale multidisciplinare
Il programma è interessante anche per il metodo scelto.
La prima fase ha coinvolto gruppi composti non soltanto da architetti e ingegneri, ma anche da esperti di liturgia e artisti.
La partecipazione è stata ampia: 262 gruppi hanno presentato candidatura e 25 sono stati selezionati per le fasi successive, cinque per ciascun intervento.
È un dato che dimostra come il tema della nuova architettura religiosa a Roma continui ad avere un forte interesse progettuale.
La composizione multidisciplinare dei gruppi suggerisce inoltre che spazio, liturgia, arte e costruzione dovranno essere sviluppati insieme.
Dal concorso alla costruzione
La procedura prevede una fase concorsuale per individuare i progetti e una successiva fase di sviluppo professionale e autorizzativo.
La progettazione esecutiva entrerà invece nella fase realizzativa attraverso appalto integrato rivolto a imprese specializzate nelle costruzioni in legno.
Questa impostazione può favorire una maggiore integrazione tra progetto e tecnologia costruttiva.
Ma presenta anche un rischio.
Quando l’esecutivo viene sviluppato all’interno dell’appalto, diventa fondamentale mantenere forte il controllo sulla qualità architettonica del progetto, evitando che esigenze economiche o produttive ne semplifichino eccessivamente i caratteri più delicati.
Per edifici nei quali luce, acustica, proporzione e dettaglio hanno un peso decisivo, sarà un passaggio da osservare con attenzione.
Una nuova stagione per l’architettura contemporanea a Roma?
Roma possiede alcune delle architetture religiose più importanti al mondo, ma il tema della chiesa contemporanea non si è mai realmente interrotto.
Il nuovo programma può aprire una fase interessante soprattutto perché sposta l’attenzione dalle grandi architetture simboliche ai quartieri periferici.
Qui il progetto non deve soltanto produrre un edificio riconoscibile.
Deve rispondere a domande molto concrete:
- come costruire con meno risorse?
- Come ridurre tempi e costi?
- Come creare spazi flessibili?
- Come far convivere culto, attività educative e sociali?
- Come costruire un luogo realmente utilizzato dal quartiere?
Chiese nuove per una Roma già costruita
È probabilmente questo il punto più importante.
Roma non ha bisogno soltanto di nuovi edifici.
Ha bisogno di nuovi luoghi urbani.
Se i cinque complessi parrocchiali riusciranno a diventare veri centri di quartiere, il loro valore potrà superare ampiamente la sola funzione religiosa.
Il legno, la prefabbricazione e la sostenibilità diventeranno allora strumenti.
Il successo dell’operazione dipenderà soprattutto dalla capacità dei progetti di trasformare una tecnologia contemporanea in architettura civile prima ancora che religiosa.
Ed è proprio per questo che le nuove chiese nelle periferie di Roma rappresentano uno dei temi più interessanti da seguire nei prossimi anni.




