Come si interviene all’interno di uno dei monumenti più importanti di Roma senza imitare l’antico e senza trasformare l’accessibilità in un’aggiunta puramente tecnica?
Con Pantheon – Microarchitetture per l’archeologia, lo studio romano STARTT recupera e rende visitabili gli ambienti posti dietro la Rotonda, introducendo una serie di elementi contemporanei progettati per accompagnare il percorso, valorizzare i reperti e rendere leggibile la complessa stratificazione del monumento.
L’intervento interessa circa 700 mq distribuiti su due livelli e lavora su uno dei temi più delicati dell’architettura contemporanea: inserire nuove funzioni, impianti e dispositivi di accessibilità all’interno di un edificio storico senza alterarne la forza spaziale.
Gli spazi nascosti dietro la Rotonda del Pantheon
Il progetto riguarda gli ambienti archeologici situati alle spalle della Rotonda del Pantheon, rimasti a lungo esclusi dal normale percorso di visita.
Questi spazi occupano due livelli e si sviluppano tra i contrafforti del Pantheon e le strutture riconducibili alla Basilica di Nettuno. Testimoniano come il monumento non fosse originariamente un oggetto isolato, ma la testata di un sistema urbano più ampio, sviluppato longitudinalmente fino all’area dell’attuale Largo Argentina.
Le trasformazioni realizzate durante il Regno d’Italia alterarono profondamente questo rapporto, demolendo parte delle strutture della Basilica di Nettuno e contribuendo a isolare il Pantheon nel tessuto urbano.
Il nuovo intervento permette di leggere nuovamente una parte di questa storia attraverso un percorso che parte dal fossato laterale, posto al di sotto della quota stradale contemporanea ma in corrispondenza dell’antico podio del monumento.
Un nuovo percorso archeologico accessibile
Uno degli obiettivi principali del progetto è rendere visitabili entrambi i livelli dell’area archeologica.
L’intervento introduce:
- nuovi percorsi;
- rampe;
- parapetti e corrimano;
- un ascensore;
- superfici espositive;
- sistemi di separazione e filtraggio;
- dispositivi per la lettura dei reperti.
L’accessibilità non viene affrontata come un adeguamento secondario, aggiunto dopo la definizione del progetto. Diventa invece una delle matrici dell’intervento.
Il nuovo ascensore, in particolare, è concepito come un volume monolitico che attraversa verticalmente lo spazio. La sua presenza è dichiarata e riconoscibile, ma il volume si alleggerisce progressivamente verso l’alto, dove entra in relazione con la luce delle grandi aperture termali.
È un approccio importante anche per interventi di scala più ordinaria: rampe, ascensori e percorsi accessibili non devono necessariamente essere elementi estranei all’architettura. Se progettati fin dall’inizio, possono contribuire alla qualità complessiva dello spazio.
Perché si parla di microarchitetture
STARTT definisce gli elementi introdotti nel percorso come microarchitetture per l’archeologia.
Non si tratta semplicemente di arredi museali o strutture tecniche. Sono oggetti site-specific che rispondono a esigenze funzionali precise e, allo stesso tempo, costruiscono una relazione tra visitatore, reperti e spazio storico.
Lo studio li descrive come dispositivi capaci di comportarsi come macchine-installative isolate all’interno del percorso.
Ogni microarchitettura svolge una funzione:
- accompagna il movimento;
- protegge o sostiene un reperto;
- collega due quote;
- filtra un passaggio;
- delimita uno spazio;
- rende visibile la differenza tra antico e contemporaneo.
Il progetto evita quindi di riempire gli ambienti con un sistema espositivo uniforme. Ogni punto viene risolto attraverso un elemento specifico, calibrato sulla geometria e sulla storia del luogo.
Il progetto lavora per sottrazione
L’intervento non tenta di ricostruire ciò che è andato perduto né di completare visivamente le strutture archeologiche.
STARTT dichiara di lavorare per sottrazione, con l’obiettivo di valorizzare la spazialità compressa tra il cilindro della Rotonda del Pantheon e quello dell’abside della Basilica di Nettuno.
Questo atteggiamento permette di mantenere leggibili:
- discontinuità;
- deformazioni;
- sovrapposizioni;
- murature storiche;
- tracce delle demolizioni;
- differenze tra le varie fasi costruttive.
Il nuovo non pretende di ricomporre l’antico in un’immagine unitaria.
Al contrario, rende più evidente ciò che già esiste, lasciando che il visitatore percepisca la complessità del monumento e delle sue trasformazioni.
Antico laterizio e metallo contemporaneo
La distinzione tra preesistenza e intervento contemporaneo è affidata soprattutto ai materiali.
Le murature storiche in laterizio vengono messe in relazione con superfici metalliche trattate in modo non uniforme. Neri di calamina, blu di laminazione e ossidazioni controllate introducono tonalità e variazioni che dialogano con la patina del monumento senza tentare di imitarla.
Il contrasto materico è netto:
- antico: laterizio, irregolarità, stratificazione;
- contemporaneo: metallo, precisione, linearità.
Tuttavia, il rapporto non è aggressivo.
I nuovi elementi non cercano di prevalere sulle murature storiche. La loro geometria lineare accompagna il visitatore lungo uno spazio che, al contrario, si stringe e si dilata seguendo le curve dell’architettura romana.
Il progetto mostra come la compatibilità con un edificio storico non debba necessariamente passare attraverso l’uso di materiali tradizionali. Anche un materiale dichiaratamente contemporaneo può inserirsi con equilibrio, se proporzioni, dettagli e superfici vengono progettati con precisione.
Tutto lo spazio diventa espositivo
Nel nuovo allestimento viene superata la separazione tradizionale tra sala museale e spazio di servizio.
Corridoi, passaggi, collegamenti e aree accessorie partecipano al racconto. Ogni ambiente diventa parte dell’esperienza di visita e contribuisce a spiegare il rapporto tra il Pantheon, la Basilica di Nettuno e le successive trasformazioni.
Il percorso viene descritto come una sequenza quasi cinematografica, costruita attraverso episodi architettonici differenti.
Tra gli elementi segnalati dalle fonti compaiono:
- una pedana in bronzo antico;
- il nuovo allestimento dell’icona bizantina;
- il coro restaurato in legno scuro;
- una superficie semitrasparente con la Forma Urbis di Rodolfo Lanciani;
- un sottile giunto vetrato tra l’ascensore e la struttura storica.
Il visitatore non osserva quindi soltanto una serie di reperti. Attraversa un sistema nel quale spazio, luce, materiali e oggetti costruiscono una narrazione continua.
La cappella di Santa Maria ad Martyres e i reperti del Pantheon
Gli ambienti recuperati ospitano anche la cappella della Basilica di Santa Maria ad Martyres, dove è conservata quella che le fonti del progetto indicano come la più antica icona bizantina di Roma.
Sono inoltre presenti frammenti architettonici riconducibili alle diverse fasi storiche del Pantheon e della Basilica di Nettuno.
Parte di questi materiali era già stata organizzata nel Novecento da Antonio Muñoz all’interno dell’antiquarium del monumento. Il nuovo intervento li reinserisce in un percorso nel quale non sono più semplicemente raccolti, ma messi in relazione con gli spazi da cui provengono e con la struttura complessiva del complesso archeologico.
Inserire il contemporaneo in un monumento storico
Il progetto affronta una questione ricorrente negli interventi sul patrimonio: il nuovo deve mimetizzarsi oppure distinguersi?
STARTT sceglie una distinzione controllata.
Gli elementi contemporanei sono riconoscibili attraverso:
- materiale;
- precisione dei giunti;
- geometria;
- trattamento delle superfici;
- rapporto con la luce.
Questa chiarezza permette di non confondere le fasi storiche.
Il nuovo ascensore non cerca di sembrare antico. Le lamiere non simulano la muratura. I giunti non vengono nascosti per costruire una falsa continuità.
Il risultato è un dialogo nel quale la preesistenza mantiene la propria autonomia e l’intervento contemporaneo dichiara il proprio tempo.
Accessibilità e tutela possono procedere insieme
Negli edifici storici, l’introduzione di ascensori, rampe e percorsi accessibili viene spesso considerata incompatibile con la conservazione.
Il progetto del Pantheon dimostra che questa contrapposizione non è inevitabile.
L’accessibilità può diventare occasione per:
- organizzare il percorso;
- rendere leggibili le quote storiche;
- valorizzare spazi precedentemente esclusi;
- introdurre nuovi punti di osservazione;
- ampliare la fruizione del patrimonio.
Questo non significa che ogni edificio possa essere modificato nello stesso modo. Ogni intervento richiede un’analisi specifica di strutture, vincoli, percorsi, dimensioni e valori da tutelare.
Il principio, però, è chiaro: l’accessibilità deve essere considerata parte del progetto architettonico, non un obbligo da risolvere con un elemento standard.
Cosa insegna il progetto agli interventi di recupero a Roma
Pantheon – Microarchitetture per l’archeologia offre indicazioni applicabili anche a interventi meno monumentali.
La prima è la necessità di leggere la preesistenza prima di progettare. Il progetto non nasce da una forma astratta, ma dalla geometria delle murature, dalle quote, dalle curve e dalle tracce archeologiche.
La seconda è l’importanza della distinguibilità. Il nuovo può essere contemporaneo senza essere invasivo.
La terza è la capacità di trasformare una necessità tecnica in architettura. Ascensori, rampe, parapetti, impianti e superfici espositive possono diventare elementi qualificanti.
La quarta riguarda la reversibilità e il dettaglio. Negli interventi sul patrimonio, attacchi, giunti e sistemi di fissaggio sono spesso più importanti del gesto generale.
Il ruolo del progetto nei beni vincolati
Intervenire su un edificio storico o archeologico richiede il coordinamento di competenze differenti.
Nel progetto del Pantheon, STARTT ha curato architettura e coordinamento, affiancato da SM Ingegneria per le strutture e IPM Ingegneria per gli impianti. L’intervento è stato commissionato dal Ministero della Cultura e realizzato con il coinvolgimento della Direzione Musei Nazionali della città di Roma.
La complessità non riguarda soltanto la qualità formale.
Occorre coordinare:
- rilievo;
- strutture;
- impianti;
- sicurezza;
- conservazione;
- accessibilità;
- museografia;
- autorizzazioni;
- direzione dei lavori.
Anche in un intervento privato su un immobile vincolato, il progetto deve essere impostato fin dall’inizio considerando il rapporto tra soluzione architettonica e percorso autorizzativo.
Gli errori da evitare negli interventi sul patrimonio storico
Il primo errore è imitare superficialmente l’antico utilizzando materiali o forme “in stile”. Questa scelta può creare una falsa continuità e rendere meno leggibile la storia dell’edificio.
Il secondo è considerare impianti e accessibilità come problemi da risolvere dopo il progetto. Quando vengono inseriti in ritardo, ascensori, rampe e cavedi possono entrare in conflitto con gli spazi più importanti.
Il terzo è riempire gli ambienti storici con troppi elementi. In contesti complessi, spesso serve un progetto per sottrazione.
Un altro errore è sottovalutare dettagli e giunti. Il rapporto tra nuovo e antico si misura soprattutto nei punti di contatto.
Infine, non bisogna confondere la reversibilità con la provvisorietà. Un elemento reversibile deve comunque essere stabile, sicuro, durevole e architettonicamente coerente.
Pantheon – Microarchitetture per l’archeologia: una nuova forma di visita
Il progetto di STARTT non aggiunge un nuovo volume autonomo al Pantheon.
Introduce una sequenza di dispositivi capaci di rendere accessibili e comprensibili spazi che esistevano già, ma che non facevano parte dell’esperienza pubblica del monumento.
La forza dell’intervento sta nella sua misura: non ricostruisce, non imita e non nasconde la contemporaneità.
Utilizza il progetto per mettere in evidenza la storia, trasformando passaggi, rampe, ascensori e superfici metalliche in strumenti di conoscenza.
Per uno studio di architettura, l’intervento dimostra come recupero, accessibilità e tutela possano diventare parti di un unico progetto, capace di valorizzare il patrimonio senza rinunciare a un linguaggio contemporaneo.
Contattaci per un progetto di restauro, recupero o adeguamento di un immobile storico a Roma: analizziamo vincoli, accessibilità, soluzioni tecniche e qualità architettonica dell’intervento.



